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flagTypewriter Un articolo di NotizieReali.org


Il processo Irving-Lipstadt ha dimostrato davvero la versione ufficiale dell'Olocausto?
Novembre 2016

Il motto del nuovo film di Hollywood 'La Verità Negata' implica che il processo per diffamazione Irving-Lipstadt in qualche modo abbia dimostrato la versione ufficiale dell'Olocausto. Lo ha fatto davvero? Oppure siamo semplicemente alimentati da un'altra menzogna assurda della propaganda dai maestri dell'arte? Chiaramente la risposta a questa domanda non si trova nella versione di Hollywood della storia, ma nel conoscere il vero stato del dibattito sull'Olocausto al di là dei principali mezzi di comunicazione di massa dei canali informativi, attentamente controllati. Ciò significa conoscere entrambi i lati della storia, non solo uno. Se non avete nessuna consapevolezza dell'"altra" parte del dibattito, potrebbe essere una sorta di shock trovare ciò che le prove in realtà dimostrano......


L'azione per diffamazione

Innanzi tutto, dovremmo forse notare che il processo Irving-Lipstadt non aveva, in primo luogo, a che fare con lo stabilire della validità della narrazione ufficiale dell'Olocausto. Era piuttosto, un'azione di diffamazione presa dal querelante David Irving contro gli imputati Deborah Lipstadt e gli editori 'Penguin' per quanto riguarda le dichiarazioni diffamatorie di Lipstadt nel suo libro "Denying the Holocaust". La distinzione è importante perché nel nostro tentativo di stabilire se le prove presentate dalla squadra Lipstadt hanno dimostrato la versione ufficiale dell'Olocausto non dobbiamo occuparci eccessivamente delle opinioni dei protagonisti per quanto riguarda i fatti. Questo è particolarmente vero se si considera come nessuno di loro era qualificato, tra cui van Pelt (oppure Irving o Gray) per trattare di alcuni degli elementi più scientifici delle prove; per esempio, i risultati chimici pubblicati nel Rapporto Leuchter. Si dovrebbe, forse, aver ulteriormente osservato che infatti Irving ha fatto concessioni ai proponenti della narrazione ufficiale dell'Olocausto che un serio esperto revisionista, sulla base delle prove, non farebbe mai.
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Le prove sfatate

La "prova" presentata dal team della Lipstadt nel loro sforzo di dimostrare la versione ufficiale dell'Olocausto era contenuta in gran parte nella perizia dello "storico culturale" ebreo, Robert Jan van Pelt. Il noto ricercatore italiano e il massimo esperto mondiale sugli aspetti tecnici di Auschwitz, Carlo Mattogno, ha completamente ridimensionato e sfatato tutti gli argomenti di van Pelt, così come quelli dell'autore e sterminazionista francese, Jean Claude Pressac, sul quale Van Pelt si basa fortemente. Le confutazioni di Mattogno si possono trovare nel suo libro, 
“Auschwitz: La Falsa 'Convergenza di Prove' di Robert Jan Van Pelt”. Clicca il titolo per scaricare il libro intero in pdf. Da notare che l'indice e alla fine del libro, p.333-338. Oppure si può scaricarlo anche nelle varie parti con i link sotto:
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INDICE 
INTRODUZIONE 
Parte 1: GLI “INDIZI CRIMINALI” SULLE CAMERE A GAS OMICIDE 
Discussione storico-critica delle tesi di Jean-Claude Pressac e di Robert Jan van Pelt 
Parte 2: I FORNI CREMATORI DI AUSCHWITZ-BIRKENAU
Struttura, funzionamento, prestazioni tecniche e implicazioni storiografiche 
Parte 3: I TESTIMONI HENRYK TAUBER E RUDOLF HÖSS 
Parte 4: GLI ERRORI TECNICI E STORICI DI VAN PELT 
Parte 5: L'ORIGINE DELLA “CONVERGENZA DI RAPPORTI INDIPENDENTI” 
CONCLUSIONE ​
Rudolf Hoss Cap. 10.3: L'ex commandante di Auschwitz, Rudolf Hoss, si prende una pausa dalla sua "interrogazione". Uno dei testimoni principali per la narrativa ufficiale dell'Olocausto, Hoss fu torturato dai "britannici" per estorcere la sua "confessione"; un fatto anche ammesso dal torturatore, ebreo Bernard Clarke. Prevedibilmente la conseguente confessione è piena zeppa di contraddizioni, incongruenze e sciocchezze.

Insomma, ciò che troviamo nella cosiddetta perizia di van Pelt è la solita ultra-dipendenza dalla dubbia (se non completamente screditata) - ma emotivamente provocante - testimonianza del testimone oculare; il solito numero esiguo di documenti tratti da centinaia di tonnellate negli archivi, o gli 80.000 documenti presi dall'ufficio costruzioni di Auschwitz che fu trovato dalle forze alleate completamente non danneggiato e integro alla fine della guerra; il solito requisito di "leggere tra le righe" di suddetti documenti, in modo tale da provocare se non credulità, allora certamente equanimità al limite massimo; e, infine, la solita 
brutta imitazione di prove materiali che si rivela, sotto un esame più attento, come niente più che un esercizio fuorviante nell'elaborare inferenze oltraggiose da mere ipotesi.
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I "testimoni oculari"

Clicca qui per il saggio di Jurgen Graf, "Testimonianze Oculari delle Gassazioni Omicide (Nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale)"

Effetivamente ci sono solo due sorte di testimoni oculari delle cosiddette "camere a gas" della versione ufficiale dell'Olocausto: quelli che furono torturati oppure intimiditi, e quelli che furono mentitori oppure errati. Tra questi secondi ci sono anche i propagandisti. Carlo Mattogno parla rigorosamente di tutti quelli "testimoni oculari" che venivano citati al processo Irving-Lipstadt nel suo suddetto libro; specialmente nelle parti 3 e 5. In quello che segue tratteremo solo del caso speciale del medico Johann Paul Kremer.
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Il caso del diario Kremer

Kremer Cio che distingue la testimonianza del medico, Johann Paul Kremer, tra quelle di altri uomini delle SS, è che si basa su un diario scritto da Kremer durante il suo soggiorno ad Auschwitz, proprio durante gli anni in cui si presume abbiano avuto luogo le gassazioni delle masse. Anche se non contiene, come tutte le altre cosiddette prove della narrativa ufficiale dell'Olocausto, nessun riferimento esplicito nè a gassazioni, nè a genocidio (si nota che il diario Kremer fu un diario privato confiscato dagli inglesi alla fine della guerra, e che quindi Kremer non aveva nessuna idea che esso sarebbe mai stato letto da nessun altro da che se stesso) fu poi interpretato in modo da corroborare la narrazione delle camere a gas. Kremer, con un'arrendevolezza molto piacevole, senza dubbio, ai suoi carcerieri, ha poi confermato questa interpretazione nei vari processi in cui egli fu chiaramente sotto una grande pressione per salvare il proprio collo.

magnifier La tecnica Faurisson

Ben noto saggista e revisionista francese, il Professore Robert Faurisson, ha posto il diario Kremer sotto il microscopio della sua tecnica meticolosa per l'esame linguistico di testi e documenti, esponendo quindi tanti dei trucchi testuali e contestuali utilizzati dai trufattori della narattiva ortodossa dell'Olocausto per rendere il diario Kremer ciò che serve ai loro scopi. Proprio come le immagini, anche le parole possono essere estrapolate fuori dal loro contesto reale e giusto, e messe invece nel contesto di idee e credenze pre-instillate che servono per dare a dette parole un effetto diverso dalle loro intenzioni originali. Per esempio, il testo del diario per il giorno di 2 settembre 1942 è tradotto dagli Olo-truffatori come segue:

“Non per niente, Auschwitz viene chiamato un campo di sterminio.”

mentre infatti il tedesco originale viene piu giustamente tradotto:

“Non per niente, Auschwitz viene chiamato il campo di annientamento.”

Una differenza significativa, no? Specialmente quando si considera inoltre che il medico Kremer ha effettivamente entrato nel campo nel mezzo di un'epidemia di tifo cosi seria che minacciava di annientare tutto il campo, sia i detenuti, sia i carcerieri. (Kremer ha soggiornato sessantasei giorni nel campo.)

Considerate anche i testi seguenti tratti dal diario Kremer dei giorni 12 e 18 ottobre rispettivamente:

“Ero presente stanotte per un'altro azione speciale con gli arrivi dall'Olanda (1600 personi). Scena orribile davanti l'ultimo bunker! Questo e stata la decima azione speciale."

“In tempo umido e freddo sono stato questa Domenica mattina presente all'undicesima azione speciale (dall'Olanda). Sceni terribili quando tre donne hanno implorato di avere le loro nude vite risparmiate.”


Questi testi sono stati interpretati come riferimento alla gassazione degli arrivi Olandesi in una fattoria presso il campo di Birkenau. (Birkenau, a proposito, fu un campo distante due o tre kilometri da Auschwitz - viene talvolta chiamato Auschwitz II.) Ma che cosa ci dicono veramente i sopraddetti testi di Kremer?

Si trova l'indizio nell'utilizzo delle parole 'bunker' e 'ultimo'.

Innanzitutto, non c'è nessuna prova che le due fattorie presso Birkenau (le cosiddette 'casa bianca' e 'casa rossa') dove si presume siano avvenute alcune gassazioni, vennero mai indicate dai tedeschi come 'bunker'. Dall'altro canto è un fatto inconfutabile che le caserme di Auschwitz I furono indicate come tali. Si nota inoltre che ci sono prove documentali per mostrare che la parola 'azione speciale' (sonderaktion in tedesco) venne spesso utilizzata dai tedeschi in modo impossibile da interpretarla come riferimento criptico omicida; e talvolta infatti venne utilizzata, senza nessuna ambiguità, completamente al contrario – per descrivere la disinfezione e la disinfestazione degli arrivi nuovi al campo, per esempio. Tali protocolli di igiene (in cui venne utilizzato, a proposito, l'insetticida 'Zyklon B') furono procedura standard per gli arrivi ad ogni sorta di campo di detenzione, tedesco e altro, in quei giorni, specialmente quando malattie pericolose e mortali furono problematiche. E naturalmente la presenza di un medico a tali 'azioni speciali' sarebbe stata abbastanza naturale, se non essenziale.

In secondo luogo, l'utilizzo della parola 'ultimo' implica più di due elementi. Quando si riferisce a due oggetti è naturale riferirsi a loro come il primo e il secondo, non il primo e l'ultimo. Chiaramente il testo di Kremer si rifersice all'ultimo bunker (cioè caserma) del campo maggiore (Auschwitz I), cioè bunker 11.

Ora considerate inoltre che il cortile di bunker 11 fu il luogo del cosidetto 'muro nero' dove avennero le fucilazioni. Tenete presente pure che fu uno dei doveri di Kremer come medico (confermato dal testo del suo diario, per esempio, il 9 settembre) di essere presente alle punizioni capitali e corporali, come esecuzioni e fustigazioni.

Insomma, un'immagine interamente diversa emerge, no?

Confermazione documentale delle conclusioni di Faurisson

Un collaboratore astuto al sito di web di David Irving, Dott. David Hebden, ha scritto al museo di Auschwitz non lungo tempo fa richiedendo dettagli delle documentazioni scritte per le morti di detenuti registrati nel campo delle donne ad Auschwitz per il periodo circa il giorno 5 settembre 1942. Kremer presumeva in una dichiarazione fatta al proprio processo nella Polonia communista dopo la guerra, che il testo del suo diario per quel giorno si riferisce alla gassazione di 800 donne detenute nel detto campo, anche se, naturalmente, il testo di fatto non dica nulla esplicitamente riguardo nè alle gassazioni, nè alla cifra di "800", neppure 'morte'. L'argomento standard degli sterminazionisti che le morti degli arrivi non registrati non apparirebbe nelle documentazioni scritte non può essere applicato qui, perche le donne secondo a Kremer furono registrate, eppure i volumi del registro di morte del campo di Auschwitz non risulta nessuno numero di morti anormali per il periodo in questione.



gavel L'argomentazione
per Revisionismo
(Per un articolo più dettagliato in inglese, clicca qui.)

Prima di cominciare si noti:
Lo Zyklon B
L'insetticida Zyklon B

i) Lo “Zyklon B” era un prodotto insetticida in forma di granuli che rilasciava lentamente il gas velenoso acido cianidrico (HCN) quando esposto all'aria. Veniva utilizzato ad Auschwitz per spidocchiare gli abiti. Il tifo, una malattia letale trasmesso agli umani dai pidocchi del corpo, fu un grande problema e causa di morte ad Auschwitz per emtrambi detenuti e carcerieri. Gli sterminazionisti affermano che lo Zyklon B venne utilizzato inoltre a scopo omicida in camere a gas.

ii) Quello che spesso viene denominato nella letteratura semplicemente come “Auschwitz” comprendeva effettivamente tre campi di concentrazione di cui tratteremo sotto solo di due, Auschwitz I & II. Auschwitz I fu il campo principale mentre Auschwitz II fu un campo più piccolo, due o tre kilometri dal campo maggiore, noto anche come “Birkenau”. È al Birkenau che si presume abbia avuto luogo la stragrande maggioranza delle gassazioni.

1. Niente aperture, niente Olocausto
Niente aperture
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È degno di nota, e francamente vergognoso, che ad un giudice della corte suprema sia stato permesso di farla franca con una prova di parzialità così sfacciata. Nient'altro potrebbe spiegare una logica così falsa - si fa beffe della giustizia inglese. È esattamente analogo a un giudice che sentenzi che l'apparente assenza di fori nella canna di una pistola non sia una buona ragione per respingere tutte le prove che una vittima di omicidio sia stata uccisa con essa. È palesemente assurdo.

È molto semplice. Il tetto in calcestruzzo della camera mortuaria del Crematorio II del campo Birkenau è in gran parte intatto, anche se parzialmente crollato fino al pavimento. (Ci sono ancora parti accessibili dell'interno e non esposte alle intemperie.) Questa camera si presume dagli sterminazionisti che si è stata la camera a gas omicida più utilizzata ad Auschwitz-Birkenau. Il problema è che non ci sono tracce da nessuna parte sul tetto dei fori 70cmx70cm che, secondo le testimonianze di parecchi 'testimoni oculari', sarebbero stati i mezzi di introduzione dei granuli di Zyklon B nella camera. Van Pelt ha ammesso l'assenza di tali tracce sotto l'interrogatorio di Irving. Infatti la frase "prova concreta" avrebbe potuto essere coniata soprattutto per descrivere quella che è probabilmente la prova materiale più schiacciante di tutto ciò, che la camera mortuaria al Crematorio II non è mai stata utilizzata come camera a gas. E dal momento che in realtà questa è l'argomentazione di punta della versione ufficiale dell'Olocausto (si parla di mezzo milione di persone presunte gasate solo in quella stanza), tutto il pacco di bugie crolla con essa. Naturalmente l'affermazione sia di Gray che di van Pelt che i fori siano stati riempiti a un certo punto, in modo da non lasciare la minima traccia, è assurda. Forse entrambi dovrebbero essere costretti un giorno a dimostrare come ciò potrebbe essere fatto in pratica e non semplicemente nei loro ragionamenti, fin troppo compiacenti.

Tuttavia, Gray aveva da dire quanto segue nella sua sentenza sull'assenza di fori:

"L'apparente assenza di prove di buchi nel tetto della camera mortuaria nel Crematorio II è ben lungi dall'essere un buon motivo per rifiutare l'effetto cumulativo delle prove."

È degno di nota, e francamente vergognoso, che ad un giudice della corte suprema sia stato permesso di farla franca con una prova di parzialità così sfacciata. Nient'altro potrebbe spiegare una logica così falsa - si fa beffe della giustizia inglese. È esattamente analogo a un giudice che sentenzi che l'apparente assenza di fori nella canna di una pistola non sia una buona ragione per respingere tutte le prove che una vittima di omicidio sia stata uccisa con essa. È palesemente assurdo.

Ora, riflettiamo solo per un momento. Usiamo il nostro buon senso qui. Crediamo davvero che, se le autorità del museo Auschwitz, o chiunque altro appoggi la causa sterminazionista, avessero trovato qualcosa di simile ai buchi che stavano cercando, la squadra di Lipstadt, per non parlare di tutti i principali sbocchi della stampa ebraica onnipresente, non lo avrebbero annunciato ad altissima voce subito? Naturalmente sì, e ne sentiremmo parlare ancora oggi, a dire la verità. Chiaramente non ci sono buchi, né tutto ciò che potrebbe ragionevolmente passare per le tracce di essi. Ogni tentativo di dimostrarli sulla scia del processo Irving-Lipstadt è risultato essere una sciocchezza assoluta, se non addirittura fraudolenta. (Clicca qui per un esempio.) Vi preghiamo di comprendere che, anche se i revisionisti non avessero nient'altro, l'intero caso della versione ufficiale dell'Olocausto crolla su questo punto, almeno fino a che si parla di Auschwitz.

Per maggiori informazioni da Carlo Mattogno clicca qui.
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2. Il Rapporto Leuchter
Leuchter
Fred Leuchter: suo rapporto pionieristico ha segnato l'inizio della fine per la frode dell'Olocausto

Nulla infonde più paura nei cuori dei truffatori dell'Olocausto di un rapporto stilato dall'esperto di camere a gas americano, Fred Leuchter, alla fine degli anni '80, sulle presunte camere a gas di Auschwitz. Infatti, Rampton QC ha ammesso in tribunale che proprio due terzi dello scopo del rapporto di van Pelt era volto a rifiutare il rapporto Leuchter. (Potete leggerne la traduzione italiana del rapporto Leuchter qui.) Ricordiamo che Leuchter aveva prelevato campioni dai muri delle presunte camere a gas ad Auschwitz I e II, vale a dire dal campo principale e anche dal vicino campo di "Birkenau". Leuchter ha anche prelevato campioni dalle pareti delle camere di disinfestazione ad Auschwitz, dove l'insetticida "Zyklon B" è noto per essere stato usato per spidocchiare gli abiti. Come abbiamo gia notato sopra, Zyklon B era un prodotto in forma di granuli che rilasciava lentamente il gas velenoso acido cianidrico (HCN) se esposto all'aria. Si presume che sia stato utilizzato anche per gasazioni omicide. Purtroppo per gli sterminazionisti, i campioni prelevati da Leuchter dalle pareti delle presunte camere a gas non hanno mostrato nessune tracce significative di cianuro. D'altra parte, tracce molto elevate di cianuro sono state trovate nei campioni prelevati dalle pareti delle camere di disinfestazione, dove il gas HCN era realmente usato.

È importante sottolineare che le scoperte di Leuchter sono state replicate pochi anni dopo dal chimico tedesco Germar Rudolf, nella sua ricerca meticolosa e ben nota, il “Rapporto Rudolf”. Purtroppo è disponibile solo in inglese (qui). Riassumeremo ora brevemente alcune delle confutazioni di Rudolf a van Pelt per quanto riguarda le scoperte più importanti di Leuchter, cioè le scoperte chimiche.

In primo luogo, van Pelt ha affermato che Leuchter avevesse commesso un errore nel ritenere che una concentrazione di 3200ppm di gas HCN fosse stata usata per uccidere la gente ad Auschwitz. Invece, van Pelt ha affermato che era necessaria una concentrazione di soli 300 ppm. Con questo intende spiegare l'assenza completa di tracce di cianuro nelle pareti delle presunte camere a gas! Carlo Mattogno ha smentito questa affermazione qui; aggiungiamo inoltre l'osservazione pertinente di Rudolf, che la cifra di 300ppm e la designazione citata da van Pelt al riguardo, cioè "rapidamente fatali", sono entrambi derivati essenzialmente da uno standard di sicurezza basato necessariamente sulla quantità minima di HCN che potrebbe essere fatale per la persona più suscettibile, e non possono quindi essere applicati ad uno scenario omicida, dove ci sono presumibilmente centinaia o addirittura migliaia di persone diverse stipate in una stanza. Rudolf osserva pure che "rapidamente fatale" si riferisce al tempo impiegato per ingerire una dose letale di cianuro - il tempo effettivo fino alla morte può in effetti essere molto più prolungato.
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Purtroppo per gli sterminazionisti, i campioni prelevati da Leuchter dalle pareti delle presunte camere a gas non hanno mostrato nessune tracce significative di cianuro. D'altra parte, tracce molto elevate di cianuro sono state trovate nei campioni prelevati dalle pareti delle camere di disinfestazione, dove il gas HCN era realmente usato. ​

Il fatto è che Leuchter, a differenza di van Pelt, non stava tirando ad indovinare - è stato il consulente più importante degli Stati Uniti in materia di attrezzature camera a gas al momento di scrivere il suo rapporto e sapeva abbastanza bene la concentrazione di gas HCN che sarebbe stata necessaria per uccidere centinaia di persone stipate nelle presunte camere a gas di Auschwitz, al tempo descritta dalla maggior parte dei cosiddetti "testimoni oculari", cioè, meno di dieci minuti.

Successivamente, Van Pelt si rifece alle scoperte/affermazioni pseudo-scientifiche di James Roth e di un team di scienziati polacchi guidato dal Dr. Jan Markiewicz. Purtroppo, sembrerebbe che la motivazione di entrambi questi "scienziati" fosse più ideologica che scientifica. Non ci può essere nessun'altra spiegazione per le sciocchezze con cui essi cercavano di rifiutare la logica sana di Leuchter e Rudolf, come ora vedremo:

Roth ha sostenuto che il gas nelle presunte camere a gas non sarebbe stato in grado di permeare più che la larghezza di un capello umano nel muro, spiegando così il motivo per cui i campioni prelevati da Leuchter fossero così diluiti in termini di contenuto di cianuro. Il solo problema è che Germar Rudolf aveva dimostrato in modo conclusivo che, lungi dal fermarsi alla larghezza di un capello, il cianuro nelle camere di disinfestazione si era spinto fino all'altro lato delle pareti esterne, nella forma del brillante pigmento blu, noto come “Blu di Prussia”, dove ancora può essere visto oggi ... e fotografato. (Il Blu di Prussia è un composto di ferro-cianuro.) Comunque, come c'era da aspettarsi, anche se al giudice Gray sono state mostrate le fotografie della penetrazione del Blu di Prussia nelle pareti esterne delle camere di disinfestazione, egli ha accettato la spiegazione di Roth come parte della cosiddetta "convergenza di prove" dei convenuti! Che burattino.
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Rudolf Blue 1
Una foto vale più di mille parole: la pseudo-scienza di Roth e Markiewicz semplicemente non è in grado di supportare la chiara presenza blu del composto ferro-cianuro sulla muratura delle facciate dei muri esterni delle camere di disinfestazione.
Rudolf Blue 2
Niente aperture e nessun cianuro: Una brutta giornata per la truffa dell'Olocausto. Rudolf preleva campioni dall'interno del lato inferiore del tetto parzialmente crollato della presunta "camera a gas" del crematorio II. Nonostante si presume che non meno di mezzo milione di ebrei furono gassati a morte in questa stanza, i campioni prelevati non contenevano nessuna traccia significativa di cianuro.
Rudolf Blue 3
Cianuro reale lascia tracce reali : all'interno di una camera di disinfestazione ad Auschwitz. Rudolf indica la facciata interna di una delle pareti esterne sature di “Blu di Prussia”. (Il Blu di Prussia è un composto di ferro-cianuro.)

La squadra di Markiewicz ha usato un approccio diverso, anche se altrettanto fraudolento (vedi il "Rapporto Rudolfo", Sez RR. 8.4.2.). Suggerivano che la profonda colorazione blu delle pareti delle camere di disinfestazione non fosse il risultato dell'esposizione al gas HCN, ma a qualche altra ragione, per esempio, la vernice! (Non stavano scherzando.) Quindi hanno ideato un metodo di testare i campioni prelevati da loro dalle pareti delle presunte camere a gas e delle camere di disinfestazione, che trascurava tutto il cianuro associato con ferro. In tal modo, questa squadra di canaglie autorizzate concludevano che le tracce di cianuro rilevate nei campioni erano tutte lo stesse ( più o meno) in tutti i campioni, cioè, niente, o quasi niente. Inoltre, essi sostenevano che la ragione per cui non c'erano tracce di cianuro nei muri delle presunte camere a gas fosse dovuta al fatto che erano stati esposti alle intemperie. Questa affermazione assurda e tutte le summenzionate affermazioni della stessa natura, sono confutate dal semplice fatto che le forti macchie di Blu di Prussia possono essere chiaramente osservate anche oggi al di fuori delle pareti delle camere di disinfestazione ad Auschwitz. (Vedi le foto qui sopra.) In aggiunta a questo, è il fatto che tutti i campioni prelevati sia da Rudolf che da Leuchter da almeno due delle cinque presunte camere a gas (compresi tutti quelli da Crematorio II) sono stati prelevati da zone completamente al riparo dalle intemperie quanto erano gli interni delle camere di disinfestazione.
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3. La  capacità di cremazione dei forni crematori e il consumo di coke

I testimoni oculari vogliono persuaderci che i forni crematori di Auschwitz-Birkenau furono indipendenti dalle leggi della natura: strumenti diabolici, non ordinari impianti crematori soggetti alle leggi chimico-fisiche e termo-tecniche della natura che si applicano normalmente a tali impianti. Gli storici hanno deciso di fidarsi ciecamente dei testimoni, e quindi si sono lasciati trascinare dalla corrente di testimonianze del tutto fuorviante.                                                                                                                                             
Ancora una volta è molto semplice: i tedeschi non avrebbero potuto cremare il numero di cadaveri che gli sterminazionisti asseriscono abbiano fatto, durante il periodo in questione ad Auschwitz. Mancava il tempo necessario, il carburante (cioè coke), e le attrezzature. Carlo Mattogno ne spiega precisamente nel suo suddetto libro, parte 2, capitolo 8 (clicca qui), specialmente le sezioni seguenti (estratti in testo blu):

8.5.  Il consumo di coke dei forni di Auschwitz-Birkenau

Il fattore determinante che influiva sul consumo di combustibile di un forno crematorio a gasogeno riscaldato con coke era la frequenza delle cremazioni: maggiore era la frequenza, minore era il consumo di ogni singola cremazione. [Il minimo di consumo di coke si raggiungiava quando il forno restava in uno stato di bilancio termico, che era solo possible quando la frequenza delle cremazioni era continua.]

Consumo di coke medio per i forni di Auschwitz-Birkenau in uno stato di bilancio termico:

Tipo di cadavere forno a due muffole forno a tre muffole forno a otto muffole
normale 23,5kg 16kg 12kg
medio 28,0kg 19kg 14kg
magro 32.5kg 22kg 16kg

8.7.4. La  capacità di cremazione dei forni crematori di Auschwitz-Birkenau
 


Innanzitutto Mattogno dimostra (utilizzando dati tecnici di prestazione e funzionamento): 

1) che i forni crematori di Auschwitz-Birkenau impiegavano circa un'ora per cremare un cadavere, e
2) che non si sarebbe ottenuto alcun risparmio di tempo nè di combustibile con il metodo delle cremazioni multiple, anche se fosse stato attuabile, che non era di fatto, a causa del sistema costruttivo dei forni (vedi sez. 8.7.7 per maggiori informazioni su questo punto importante). 

Presumendo allora una durata media del funzionamento continuativo dei forni di 20 ore al giorno [che fu il massimo assoluto], la capacità massima di questi impianti era la seguente: ​
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Crematorio   I: 120 cadaveri al giorno
Crematorio  II: 300 cadaveri al giorno
Crematorio III: 300 cadaveri al giorno
Crematorio  IV: 160 cadaveri al giorno
Crematorio   V: 160 cadaveri al giorno


8.8.1. L'attività dei forni dei crematori di Birkenau 

Crematorio  II: 433 giorni di attività disponibili
Crematorio III: 456 giorni di attività disponibili
Crematorio  IV: 50 giorni di attività disponibili
Crematorio  IV: 226 giorni di attività disponibili
Carlo Mattogno
Carlo Mattogno: il massimo esperto mondiale sugli aspetti tecnici di Auschwitz.

​Dal 14 marzo 1943 al 30 ottobre 1944 morirono circa 50.000 detenuti immatricolati, di cui circa 3.050 furono cremati nel crematorio I. Assumendo che i restanti 46.950 fossero stati cremati proporzionalmente alle giornate di attività dei crematori di Birkenau in funzione del numero delle muffole (crematori II-III = 86%, crematori IV-V = 14%), risultano cremati circa 40.400 cadaveri nei crematori II-III e circa 6.650 nei crematori IV-V. La cremazione di questi cadaveri richiese dunque: 

crematori II e III: (40.400 : 300 =) 135 giorni
crematori IV e V: (6.650 : 160 =)  42 giorni.

Pertanto per ulteriori cremazioni sarebbero rimaste (889 – 135 =) 754 giornate per i crematori II e III, e (276 – 42 =) 234 giornate per i crematori IV e V.  Per i presunti gasati vale l'ipotesi olocaustica della presenza di bambini tra i corpi da cremare, il che avrebbe accresciuto del 120% la capacità di cremazione dei forni...... secondo la tavola che segue: 


Crematorio   I: 144 cadaveri al giorno
Crematorio  II: 360 cadaveri al giorno
Crematorio III: 360 cadaveri al giorno
Crematorio  IV: 192 cadaveri al giorno
Crematorio   V: 192 cadaveri al giorno


Il numero dei corpi dei presunti gasati che si sarebbero potuti cremare è dunque il seguente:
crematori II e III: (754 x 360 =) 271.440
crematori IV e V: (234 x 192 =) 44.928,
in totale 316.368 corpi.

Van Pelt afferma che nel solo crematorio II furono gasate e cremate 500.000 persone, ma nelle sue 433 giornate di attività questo impianto avrebbe potuto cremare al massimo (433 x 360 =) 155.880 cadaveri. Sebbene siano basate su dati reali, sia questa cifra parziale, sia quella totale di 316.368 cremati rappresentano semplicemente un limite massimo puramente teorico.  In effetti, i giorni di attività calcolati sopra sono quelli in cui gli impianti non erano guasti e potevano funzionare, ma nulla dimostra che funzionarono per tutti i giorni indicati; e nulla dimostra che essi funzionarono sempre al regime massimo di 20 ore al giorno. D'altra parte c’era un altro fattore che influiva in modo determinante sul numero delle cremazioni che si potevano eseguire nei forni crematori: la durata della muratura refrattaria delle muffole.


8.8.2. La durata della muratura refrattaria dei forni crematori

A causa delle sollecitazioni termiche cui è sottoposta, la muratura refrattaria di un forno crematorio subisce un logoramento inevitabile che alla fine compromette seriamente l'efficienza dell'impianto. Nei forni crematori civili la durata della muratura refrattaria, con i materiali e i sistemi costruttivi usati negli anni Trenta, era di circa 2.000 cremazioni, ma la ditta Topf era riuscita a prolungarla fino a 3.000 cremazioni.

Nei forni per i campi di concentramento il problema del logoramento della muratura refrattaria era più grave, sia per la minore massa e la qualità meno pregiata della muratura refrattaria, sia per le maggiori sollecitazioni - anche meccaniche - degli impianti.

Quanto fosse reale l'effetto di questi fattori è dimostrato dal caso del forno crematorio Topf a due muffole di Gusen [cioè il campo di concentramento, "Mauthausen-Gusen", nell'Austria nord]. Questo forno entrò in funzione il 29 gennaio 1941, ma dopo otto mesi era già seriamente danneggiato. Il 24 settembre la Bauleitung di Mauthausen chiese alla Topf l'invio immediato di un installatore per riparare il forno. La Topf mandò l'installatore August Willing, lo stesso che aveva costruito l'impianto. Questi giunse a Gusen l'11 ottobre e il giorno dopo si mise al lavoro. Dalle relative ricevute delle prestazioni d'opera risulta che i lavori furono eseguiti dal 12 ottobre al 9 novembre  1941. Nella settimana dal 16 al 22 ottobre, in 68 ore di lavoro, egli sostituì la muratura refrattaria del forno; nella settimana successiva, in 68 ore di lavoro, egli completò la ricostruzione del rivestimento murario del forno ed eseguì la cremazione di prova. Willing rimase a Gusen fino al 9 novembre per mettere a punto il forno e sorvegliarne la conduzione.

Dal 1° febbraio al 15 ottobre 1941, giorno in cui furono eseguite le ultime cremazioni prima della riparazione del forno, in 260 giorni, nel campo di Gusen morirono e furono cremati 2.876 detenuti, inoltre circa 14 tra il 29 e il 31 gennaio, complessivamente 2.890 detenuti, perciò in ogni muffola furono eseguite 1.445 cremazioni. Ciò conferma che la durata media della muratura refrattaria di una muffola era dell'ordine di grandezza di 2.000 cremazioni. Il limite di 3.000 cremazioni menzionato sopra si riferiva al secondo forno elettrico di Erfurt. Tuttavia il forno elettrico, per la  diffusione uniforme del calore che garantiva, aveva una durata maggiore dei forni a coke, perché la sua muratura refrattaria era sottoposta a minori sollecitazioni. Perciò questo dato non è applicabile ai forni a coke. 

Le 46 muffole dei forni crematori di Birkenau avrebbero dunque potuto cremare un massimo di (46 x 2.000 =) 92.000 cadaveri. Poi i forni avrebbero dovuto essere smantellati per sostituire la muratura refrattaria. 

Se dunque, come pretende Robert Jan van Pelt, nel solo crematorio II fossero state gasate e cremate 500.000 persone, sarebbe stato necessario sostituire la muratura delle 15 muffole ([500.000]:[15 x 2.000]) = 16 volte! 

Questi lavori avrebbero comportato una quantità enorme di documenti, ma di essi nella voluminosa corrispondenza tra la Topf e la Zentralbauleitung di Auschwitz non c'è traccia; nei documenti esistenti non appaiono neppure accenni o rimandi ad essi e, cosa decisiva, essi non rientrano nelle attività svolte dalla ditta Topf ad Auschwitz-Birkenau, che è stato possibile ricostruire in modo completo grazie alle fatture. Dai documenti, come ho accennato sopra, risulta l'invio ad Auschwitz di un solo vagone di refrattari: il 9 dicembre 1941 la Zentralbauleitung aveva ordinato un vagone di refrattari «als Ersatzmaterialen für Reparaturarbeiten». Essi furono appunto usati per la riparazione del secondo forno [di due muffole] del crematorio di Auschwitz [cioè, il crematorio di Auschwitz I, crematorio I]. Con la sostituzione della muratura refrattaria di due muffole, i forni di questo crematorio avrebbero potuto cremare al massimo 16.000 cadaveri. Perciò il numero complessivo di cadaveri che sarebbe stato possibile cremare nei forni di Auschwitz-Birkenau è di circa (92.000 + 16.000 =) 108.000. 

Questa è un'altra conferma del fatto che la cremazione dei presunti gasati era tecnicamente impossibile. 
8.8.4. Il numero delle cremazioni nel 1943: il consumo di coke 

Nell'archivio del Museo di Auschwitz sono conservate centinaia di ricevute relative alla fornitura giornaliera di coke ai crematori. I quantitativi indicati in ogni ricevuta sono stati registrati mese per mese da un impiegato del Museo in una lista delle consegne di coke che va dal 16 febbraio 1942 al 25 ottobre 1943.

Perciò si può calcolare un quantitativo totale di coke di 607  + 21.5 = 628,5 tonnellate, in cui la cifra di 21.5 si riferisce alla fornitura di legno in termini del suo potere calorifico equivalente a coke.

Dal 14 marzo al 19 luglio 1943, quando il crematorio I fu chiuso, nel campo di Auschwitz morirono circa 3.050 detenuti, che furono registrati nel Leichenhallenbuch (il registro della camera mortuaria del Block 28 di Auschwitz). Dal 14 marzo al 25 ottobre 1943 i crematori II e III furono complessivamente in servizio per 257 giorni, i crematori IV e V per 132 giorni. Dalla media ponderale risultante dal numero delle giornate in funzione del numero delle muffole, risulta una disponibilità del 78% per i crematori II-III e del 22% per i crematori IV-V. Supponendo una ripartizione delle cremazioni in base a tali coefficienti, si ottiene: 
 
16.000 – 3.050 = 12.950 cadaveri cremati nei crematori di Birkenau 
12.950 x 0,78 = ~ 10.100 cadaveri cremati nei crematori II-III 
12.950 x 0,22 =  ~ 2.850 cadaveri cremati nei crematori IV-V. 

I consumi teorici di coke sono dunque i seguenti: 

3.050 x 32,5 = 99.125 kg nel crematorio I 
10.100 x  22 = 222.200 kg nei crematori II-III 
2.850 x 16 =  45.600 kg nei crematori IV-V, 
 
complessivamente 366.925 kg, corrispondenti al 58,38% della fornitura totale, percentuale abbastanza vicina a quella del forno di Gusen esposta sopra (63,9%). Il quantitativo di coke fornito ai crematori era dunque pienamente compatibile con la cremazione dei cadaveri dei detenuti immatricolati morti di morte “naturale”. Esaminiamo ora il caso delle presunte gasazioni omicide. Secondo il “Kalendarium” di Auschwitz, dal 14 marzo al 25 ottobre 1943 furono gasate 116.794 persone, in cifra tonda 116.800. Poiché – come conferma F. Piper [il curatore del museo di Auschwitz] - nel 1943 le cremazioni all’aperto non furono più praticate dall’entrata in funzione del crematorio II (vedi paragrafo seguente del testo completo), tutti i cadaveri dei presunti gasati furono cremati nei crematori. Come abbiamo visto sopra, dei 628.500 kg di coke consegnati, non meno di 366.925 furono impiegati per la cremazione dei cadaveri dei circa 16.000 detenuti immatricolati morti nel periodo summenzionato. Per i cadaveri dei gasati restavano pertanto (628.500 – 366.925 =) 261.575 kg di coke. Consideriamo il caso termotecnicamente più favorevole alla tesi delle gasazioni, quello di cadaveri normali, e la diminuzione di 1/6 del consumo di coke per la presenza di cadaveri di bambini. Riprendendo lo schema di calcolo precedente, risulta: 
 
116.800 x 0,78 = ~ 91.100 cadaveri cremati nei crematori II-III 
116.800 x 0,22 = ~ 25.700 cadaveri cremati nei crematori IV-V 
che avrebbero richiesto 
91.100 x (16 x 5/6) = ~ 1.214.700 kg 
25.700 x (12 x 5/6) = ~  257.000 kg, in totale 1.471.700. 
 
Inversamente, il consumo medio per una cremazione sarebbe stato di [(16 x 0,78) + (12 x 0,22)] x 5/6 = 12,6 kg, sicché con i  261.575 kg di coke summenzionati si sarebbero potuti cremare (261.575: 12,6 =) ~ 20.000 cadaveri. E i restanti 96.800 dove sarebbero stati cremati, dato che nel 1943 non furono effettuare cremazioni all'aperto? La cremazione dei cadaveri dei 116.800  presunti gasati avrebbe dunque richiesto nell'ipotesi più favorevole 1.471.700 kg  di coke, ma la disponibilità effettiva fu di appena 261.575, perciò per ogni cadavere  sarebbero rimasti disponibili appena (251.900 : 116.800 =) 2,2 kg di coke, un quantitativo assolutamente insufficiente per effettuare una cremazione. Questi calcoli non tengono conto del quantitativo di coke necessario per il riscaldo dei forni fino al raggiungimento della temperatura di esercizio.  

Da tutto ciò consegue questa conclusione: le forniture di coke dal marzo all'ottobre 1943 dimostrano irrefutabilmente che nei crematori furono cremati soltanto i corpi dei detenuti immatricolati morti per cause naturali. Perciò in tale periodo ad Auschwitz-Birkenau non ebbe luogo alcuno sterminio in massa mediante gasazioni. ​
Insomma non per niente Carlo Mattogno commentava riguardo alle varie testimonianze assurde sui forni crematori di Auschwitz:
​
"I testimoni oculari vogliono persuaderci che i forni crematori di Auschwitz-Birkenau furono indipendenti dalle leggi della natura: strumenti diabolici, non ordinari impianti crematori soggetti alle leggi chimico-fisiche e termo-tecniche della natura che si applicano normalmente a tali impianti. Gli storici hanno deciso di fidarsi ciecamente dei testimoni, e quindi si sono lasciati trascinare dalla corrente di testimonianze del tutto fuorviante."
4. I libri dei morti
Gorbachev
Un'altra brutta giornata per i truffatori dell'Olocausto: Gorbachev rilascia i volumi del registro di morte di Auschwitz, 1989.

Le stime ufficiali di morte di Auschwitz furono drasticamente ridotte nel settembre 1989 da 2,5 milioni (sulle targhe commemorative al campo) a causa del rilascio da parte dell'URSS dei volumi del registro di morte del campo. Nonostante questo, la cifra mitologica di “sei milione” continua senza cambiamento nella letteratura ufficiale del cosiddetto Olocausto. Infatti la cifra suggerita invece dai libri del registro di morte (circa 100.000-150.000, e nessuno morto a causa di gassazione) viene ulteriormente confermata dai messaggi segreti, intercettati e decifrati, tra il commandante del campo di Auschwitz, Rudolf Hoss, e Berlino; e viene ancora una volta confermata dalle limitazioni effettive sul funzionamento pratico dei forni crematori (vedi sopra).

Ora, ecco una “convergenza di evidenza” reale, no?


​5. I messaggi segreti delle SS, decifrati
Victor Cavendish-Bentinck
Victor Cavendish Bentinck, capo dei servizi segreti britannici: “I polacchi, e in misura molto maggiore gli ebrei, tendono a esagerare le atrocità tedesche per aizzarci. Sembra che ci siano riusciti."

Grazie alla loro scoperta del codice "Enigma", l'intelligence britannica stava ascoltando tutti i messaggi segreti (comprese le relazioni di morte mensili) tra il comandante del campo di Auschwitz, Rudolf Hoss, e Berlino. Tenete a mente che i tedeschi non avevano idea di essere stati ascoltati. Allora, cosa ha avuto da dire il capo dei servizi segreti britannici di quel tempo, sulle storie di cui ha sentito parlare sulle camere a gas in Polonia?:

​“I polacchi, e in misura molto maggiore gli ebrei, tendono a esagerare le atrocità tedesche per aizzarci. Sembra che ci siano riusciti........Riguardo al mettere a morte i polacchi nelle camere a gas, non credo che vi sia nessuna prova che ciò sia stato fatto. Vi sono state molte storie a questo riguardo, e noi le abbiamo gonfiate, nel P. W. E. [Psy Warfare Executive, direttivo della guerra psicologica] le dicerie senza credere che avessero alcun fondamento. Ad ogni modo vi sono [al riguardo] molte meno prove di quelle che esistono per lo sterminio degli ufficiali polacchi ad opera dei russi a Katyn........Ritengo che indeboliamo la nostra causa contro i tedeschi dando pubblicamente credito a storie di atrocità per le quali non abbiamo prove. Queste esecuzioni di massa nelle camere a gas mi ricordano la storia dell’impiego di cadaveri umani durante l’ultima guerra [la prima guerra mondiale] per la produzione di grasso, che fu una grottesca menzogna …...” [Traduzione di Andrea Carancini]


Un giudizio onesto

Considerate le parole dell'ebreo Michael Berenbaum, fondatore e direttore del progetto del Museo Memoriale dell'Olocausto a Washington. A lui fu chiesto a metà del processo Irving-Lipstadt, se un risultato favorevole a Irving significherebbe che l'Olocausto non sia accaduto. Lui ha risposto:

"Certo che no. La Shoah non è sotto processo. Significa solo che in quel procedimento giudiziario [Irving] ha prevalso."

Quando gli fu chiesto quale sarebbe il significato di una sentenza a favore di Lipstadt tuttavia, ha detto che vorrebbe dire che:

"Essenzialmente negazione [cioè, revisionismo] ha dimostrato di essere assolutamente falsa da un'analisi diversa - il test di accuratezza giudiziaria"

Vi prego di capire che questi uomini non stanno scherzando, sono piuttosto seri.

Pertanto invito il lettore a mettere da parte i giudizi superficiali e motivati dall'ideologia politica, e a dare il proprio giudizio stabilendo se le prove presentate al processo Irving-Lipstadt hanno veramente dimostrato la validità della narrazione ufficiale dell'Olocausto; con riferimento, naturalmente, ad entrambi i lati del dibattito; nonostante l'insistenza da un lato che riferirsi ad entrambi lati è inaccettabile, persino sacrilego e, in alcuni casi illegale; e tenendo presente che il valore di un giudizio non ha nulla a che fare con chi lo emette, ma ha a che fare piuttosto con l'onestà, l'intelligenza e l'imparzialità con cui si è fatto. Ovviamente.
​

Il che significa che ci sono pochi di noi che possono fare un lavoro peggiore del presidente del processo Irving-Lipstadt, il giudice Gray.

*Altra lettura consigliata*

“Nessuno è così disperatamente schiavo, come coloro che credono erroneamente che sono liberi. La verità è stata allontanata dalla profondità della loro mente da capi che li governano con le bugie. Li nutrono di falsità fino a far sembrare sbagliato come giusto nei loro occhi.”

        - Goethe

1. Vengono utilizzati i vostri desideri per controllarvi e rendervi schiavi? Cliccate qui per l'articolo "L'inganno Sesso (Una guida per gli uomini giovani.)"

2. Siamo gli schiavi inconsapevoli di una mano nascosta? Cliccate qui per l'articolo “La Trappola Denaro: Devo essere schiavo del denaro?” Lettura essenziale per veri amanti di libertà.......

3. Il tempo come arma di guerra. Una guerra segreta, non dichiarata e vigliacca. Un crimine atroce contro l'umanità. Nuvole artificiali e tossiche. Guardate e vedrete.....Si sta verificando in tutto il mondo, anche qui in Italia. Cliccate qui per il che, il perchè e il che cosa. Oppure cercate “Scie Chimiche Geelong” su Google.

4. La più Grande Truffa di Tutti i Tempi. La Frode dell'Olocausto - quando la Storia ti viene imposta per legge, allora sta certo: è una menzogna.....

«L’Olocausto è un business che minaccia di diventare la più grande rapina nella storia dell’umanità.»

        - Prof. Norman Finkelstein, ben noto scienziato politico ed autore ebraico-americano

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5. “La Psichiatria: La Scienza o La Frode?” Sono scienziati veri gli psichiatri, oppure polizioti di pensiero? Che ne dite? Un articolo breve ma essenziale per coloro che vogliono capire la minaccia e la guerra contro la libertà di pensiero che affrontiamo in questi giorni - ecco il viso vero della psichiatria......



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